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venerdì 2 luglio 2010

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Sciroppo di fiori di sambuco




Quando la colonnina di mercurio segna i 32°C il forno diventa off-limits, o almeno si cerca il più possibile di evitarlo. Nonostante io sia diventata piuttosto “refrattaria”, in questi giorni mi sto mettendo davvero d’impegno per cercare di resistere alla tentazione di infornare qualcosa. Decisamente meglio aprire il frigo e trovarvi qualcosa di buono e rinfrescante, che non sia la solita irrinunciabile acqua, con cui concedersi una breve tregua dal caldo pomeridiano. Anche quest’anno sono stata piuttosto previdente e, prima che arrivasse il caldo, ho preparato una discreta scorta di sciroppo di fiori di sambuco, da diluire con abbondante acqua ghiacciata all’occorrenza. Ormai non è più tempo di fioritura per il sambuco, anche se in alcune zone di montagna è probabile che stia fiorendo o debba ancora fiorire. È molto importante raccogliere i fiori in zone lontane dal traffico e utilizzare solo fiori freschi e di recente sbocciatura, privi di parti secche o ingiallite. Il profumo del sambuco in fiore è così piacevole che sarebbe quasi un peccato non “catturarne” un po’ per poterlo sentire anche quando non è più periodo di fioritura, non trovate? Con il sambuco si possono preparare marmellate, sciroppi (pare siano addirittura un toccasana per la tosse), dolci e persino uno spumantino. Con questa ricetta si ottiene uno sciroppo abbastanza denso e concentrato, ne basta davvero pochissimo per preparare un bicchiere di bevanda, io solitamente ne verso circa un dito nel bicchiere e poi aggiungo acqua frizzante, tanto ghiaccio e una fettina di limone. Se riuscite a trovare i fiori provatelo, con queste temperature è l’ideale!




La ricetta: sciroppo di fiori di sambuco

Ingredienti:
  • 10-15 ombrelli di fiori di sambuco (a seconda delle dimensioni)
  • 1 litro d’acqua
  • 1 kg di zucchero
  • 3 limoni non trattati
Pulire con cura i fiori cercando di eliminare i gambi più grossi e versarli in un recipiente di vetro, aggiungere i limoni tagliati a fettine sottili e coprire il tutto con acqua. Coprire bene e lasciar macerare per 24 ore. Il giorno dopo filtrare avendo cura di pressare i fiori e i limoni, in modo da ricavare tutto il succo. Versare il liquido in una pentola, aggiungere lo zucchero e lasciar bollire per 15-20 minuti. Imbottigliare ancora bollente e riporre le bottiglie capovolte in un contenitore, fino al completo raffreddamento. Conservare in un luogo fresco e buio.

martedì 4 agosto 2009

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Estratto di vaniglia home-made

Estratto di vaniglia homemade

Chi mi conosce un pochettino sa perfettamente quanto io sia curiosa e quanto mi diverta a sfidare, nei limiti del possibile, i prodotti industriali. Si sa, si riescono ad ottenere cose inimmaginabili con la pazienza e materie prime di ottima qualità. L’allegra storiella del mio estratto di vaniglia è incominciata circa un anno fa (in realtà era già nei miei progetti da tantissimo), tutto perché mi sono ritrovata con una quantità assurda di meravigliosi baccelli (restare senza vaniglia è uno dei miei incubi ricorrenti) che non sarei mai riuscita ad utilizzare nel pieno della loro freschezza; e così, dopo svariate ricerche ed esitazioni mi sono decisa a lanciarmi in questa lunghissima, se pur facile, avventura. Ho aspettato un bel po’prima di parlarvene perché ho voluto testarlo il più possibile, anche se va detto che è stato amore a primo utilizzo.. e c’era da aspettarselo. Niente ma proprio niente a che vedere nemmeno con il miglior estratto industriale, sono così contenta del mio superestratto che è già in produzione la seconda bottiglia. In rete ci sono moltissime ricette e discussioni attorno a questo prodotto, le mie istruzioni sono una sorta di collage che ho ottenuto mettendo assieme i “pezzi” che ho scelto dalle tante ricette con l’aggiunta di miei eventuali cambiamenti e precisazioni.


Come realizzare l’estratto di vaniglia in 5 semplici passi

1. Procurarsi una discreta quantità di bacche di vaniglia di buona qualità, io ho utilizzato la qualità Bourbon proveniente dal Madagascar, dall’aroma più standard e meno intenso rispetto alla qualità Tahiti (che adoro). Quali caratteristiche ci permettono di stabilire la qualità della vaniglia? Innanzitutto i baccelli devono essere “grassi” e non secchi, morbidi (non mollicci!) e belli lucidi, devono risultare flessibili (se il baccello si spezza non va per niente bene), devono trasudare olio ed avere una buona quantità di semi all’interno; last but not least, il profumo la dice tutta sulla qualità, ma per questo non posso aiutarvi molto, più baccelli passeranno sotto il vostro naso più imparerete a “sentire” quando la vaniglia è buona. Ah, servirà anche della buona Vodka, non importa quale, a noi interessa che contenga circa il 40% di alcol, in modo da avere la concentrazione ottimale per l’estrazione (qui trovate in PDF uno studio piuttosto interessante sull'argomento). In alternativa, facendo due calcoli, è possibile preparare una soluzione al 40% di alcol, andrà benissimo.

2. Pesare 60 g di baccelli (una quindicina, a seconda delle dimensioni) per ogni mezzo litro di vodka, queste sono le proporzioni per ottenere un estratto che possa essere definito tale.


3. Aprire i baccelli a metà nel senso della lunghezza, in modo da avere i semi esposti, tagliarli a pezzetti piccoli ed introdurli in una bottiglia di vetro scuro capiente (se si intende usare mezzo litro di vodka prendere una bottiglia da 1 litro, in modo da poter agitare comodamente il tutto) assieme alla vodka. Il fatto di tagliare i baccelli a pezzetti non è tanto dovuto alla migliore estrazione, quanto alla praticità di non doversi sempre accertare che tutti i baccelli siano completamente immersi nella vodka.

4. Chiudere bene la bottiglia, dare una prima vigorosa “scecherata” e riporre in un luogo fresco e buio; ripetere quest’operazione di frequente, diciamo una volta al giorno per i primi 15 giorni e, successivamente, una volta alla settimana o quando ve ne ricordate.


5. Dopo 6 mesi l’estrazione dovrebbe essere completa, non resta che filtrare il tutto e cominciare ad utilizzarlo nelle varie preparazioni. In realtà l’estratto si può incominciare ad utilizzare dopo il terzo mese ma la differenza c’è, infatti, passati i tre mesi l’estratto continua a diventare via via più denso e scuro e l’odore di alcol tende a lasciare sempre più spazio alla vaniglia, fino a sparire completamente (bisognerebbe addirittura lasciarlo riposare altri 6 mesi per permettere all'aroma di perfezionarsi). L’aroma dell’estratto tende a migliorare con il tempo e non ha una scadenza.


Come si usa?

Questo estratto è molto concentrato rispetto a quelli industriali, si utilizza soprattutto quando la preparazione non prevede un’infusione (in quei casi si usano i baccelli) o quando non avete tempo di aprire e raschiare i semi o perché magari, per qualche strano motivo, non volete che si vedano i “puntini”. Le quantità variano in base ai gusti e alle preparazioni, una volta fatta la mano ci si abitua. Se può esservi d’aiuto, io uso circa un cucchiaino da tè colmo di questo estratto là dove andrei ad utilizzare una bacca.

lunedì 24 novembre 2008

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La prima volta con le mele cotogne


Fuori stanno cadendo i primi fiocchi di neve ed io sto per parlarvi di una cosa fatta meno di un mese fa, in una calda giornata di sole splendente. "E quindi?" direte voi. Beh, adoro il sole e mi piace da matti la neve ma ciò che voglio dire è che queste nonstagioni mi disorientano totalmente.. è vero che accumulo foto e ricette a non finire ma, guardando queste foto, mi sembra davvero di averle fatte in estate, e invece è passato meno di un mese (per fortuna). Insomma, un mesetto fa ho messo mano per la prima volta sulle mele cotogne (anche se credo siano pere) e ho deciso di preparare sia la confettura che la cotognata sotto forma di simil gelatine. Sono piaciute entrambe così tanto che in giardino c'è già un giovane melo impaziente di essere piantato! Dato che avevo una marea di possibili ricette e, non avendo la minima esperienza con questo frutto, ho fatto un puzzle di diverse ricette e quello che ne è venuto fuori potete vederlo nelle foto. Sono più che soddisfatta grazie soprattutto alla bontà di questo frutto e alla persona che mi ha dato la possibilità di sperimentare.


La ricetta: Confettura e gelatine di mele cotogne
Ingredienti:
  • 2 kg di mele/pere cotogne
  • 1 kg di zucchero
  • 400 ml d'acqua
  • Il succo di 2 limoni
Lavare molto bene le mele, tagliarle in quarti ed eliminare i semi (senza sbucciarle), versarle in una pentola e unire il succo dei due limoni e l'acqua. Cuocere fino a quando le mele non risulteranno molto morbide (circa 30 minuti), a questo punto passare il tutto nel passaverdure in modo da ottenere una purea; rimettere nella pentola pulita la purea e lo zucchero e portare a bollore, mescolare di continuo e cuocere fino a quando non assume la colorazione caratteristica e la consistenza giusta. Se volete fare la confettura, a questo punto, invasate e mettete i vasetti capovolti a riposare sotto coperta fino a completo raffreddamento. Se invece volete fare le gelatine, continuate semplicemente a cuocere mescolando senza sosta (tende ad attaccarsi) fino a quando la confettura non si sarà addensata in modo evidente e incomincerà a staccarsi dalla pentola. Inumidire una o più teglie rettangolari e versarvi la cotognata bollente in modo da formare uno strato spesso circa 2 centimetri, livellare e lasciar raffreddare. Coprire con un canovaccio pulito e lasciare asciugare diversi giorni (a seconda dell'umidità); sformare la cotognata, ritagliare tanti cubetti e passarli nello zucchero semolato.

lunedì 6 ottobre 2008

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Ancora fichi: la confettura!


Come promesso, vi lascio al volo due foto ricordo della confettura di fichi duemilaotto. La ricetta è sempre la stessa, l'importante è conservare tutti i profumi e i colori della frutta con una cottura dolce e non troppo prolungata; i fichi che ho utilizzato per questa confettura provengono direttamente dal mio alberello che, mai come quest'anno, ci ha conquistati con i suoi frutti dalla polpa rosata e dal sapore delicatissimo che ormai sono solo un bel ricordo. Almeno per un altro po' di mesi potrò godermi questa fantastica confettura che racchiude in sè tutto il gusto di quei frutti.. si lo so, sono una nostalgica della frutta di stagione, che vi devo dire? E pensare che non vi ho ancora mostrato la confetturina di more (deliziosa!) e quella preziosissima di mirtilli e lamponi.. ah, dimenticavo quella di pesche bianche!



mercoledì 30 luglio 2008

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My favourite souvenirs


Se c'è una cosa che mi mette allegria e mi predispone ad una giornata serena, bel tempo a parte, è scendere al mattino in cantina per scegliere il prossimo vasetto di marmellata; mi piace vedere tutti quei vasetti colorati e ben disposti, e scegliere in base al colore, o al frutto, o alla storia a cui sono legati. La cosa è molto immediata in realtà, a volte inconscia, mai casuale. Quasi sempre la storia incomincia con l'incontro tra me e un frutto che mi colpisce particolarmente, poi ci sono i luoghi, le persone e il come sono giunte nella mia cantina. Stamattina ho un po' barato, sapevo già che avrei finalmente aperto la new entry; invece non sapevo che, prima di assaggiarla, l'avrei fotografata per condividere con voi quel colore. Colore che mi ricorda proprio le albicocche trovate un mese fa in Campania, in vacanza dai miei nonni, albicocche che non esistono quasi più; non saprei mai spiegarvi il gusto che avevano ma posso dirvi che non sarei ripartita senza portarmele dietro, in qualche modo.. e viste le 9 ore e più di viaggio in eurostar, con il caldo che c'era, le ho serenamente lavate e buttate in pentola con lo zucchero. Che volete che vi dica, non sarò mica l'unica folle che si appesantisce i bagagli con tre barattoli di confettura? Il bello di tutto ciò sta nel fatto di potersi godere il gusto di un'albicocca da sogno anche quando la bella stagione è soltanto un bellissimo ricordo.
Le albicocche che vedete sullo sfondo sono albicocche che nulla hanno a che vedere con quelle finite nel vasetto ma sono le prime albicocche buone mangiate quest'estate a casa mia.
Niente ricetta nuova per oggi, il metodo e le dosi sono sempre quelli. Ho già in mente una ricetta semplicissima per questa confettura ma non vi anticipo nulla. Coming soon.